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| Scritto da Matteo Iannitti | ||||
Pagina 1 di 2 Il 12 marzo in piazza. Nonostante tutto.
Matteo Iannitti Esecutivo nazionale Giovani Comuniste/i, responsabile saperi
Quando nel 2005 un gruppo di donne creò il comitato “Usciamo dal silenzio” in risposta agli attacchi alla legge 194 ed alla libertà di autodeterminarsi, altri collettivi femministi si riunirono sotto un altro nome, molto eloquente: “mai state zitte”. Quel nome nasceva dall'esigenza di sollevare un dibattito, aprire, perché no, una polemica. C'era chi quei temi non li aveva mai accantonati, e quei giorni di lotta, magari passati nel silenzio altrui, non voleva dimenticarli. L'appello lanciato dal PD e ripreso da Repubblica, dentro la giusta mobilitazione indetta da Articolo 21 in difesa della Costituzione, a scendere in piazza il 12 marzo in difesa dell'Istruzione pubblica, ha per noi il sapore di quel dibattito. Può essere forse Franceschini, assente dalle piazze di questo autunno, dai provveditorati occupati nel 2009, dalle facoltà assaltate nel 2008 dall'Onda, a determinare lo scadenzario del movimento degli studenti, dei precari e dei docenti, di tutto quel popolo che da sempre si batte per la difesa della scuola pubblica dagli attacchi di tutti, proprio tutti, i Governi? O può essere un giornale a far crescere una mobilitazione senza coinvolgere quelle tante organizzazioni e collettivi che sono stati il motore del movimento in difesa dell'istruzione pubblica, dalla primaria alla ricerca? Evidentemente possono. E sarebbe un errore, nel furore della legittima polemica, nell'Italia della latente dittatura berlusconiana, perdere anche solo un'occasione di manifestare il dissenso, il proprio sdegno, la propria indignazione. L'occasione di portare in piazza l'alternativa. Ma non vogliamo essere associati ai deputati del PD e neanche agli editorialisti di Repubblica che difendevano il “progetto innovativo” della Riforma dell'Università, men che meno ai deputati di Futuro e Libertà, artefici dell'ultima coltellata al sistema formativo pubblico. Noi siamo altro. Siamo quelli che non sono mai stati zitti. Saremo in piazza il 12 marzo come lo siamo stati nelle bollenti giornate dell'Onda del 2008, come lo siamo stati nell'autunno 2009 insieme ai precari della scuola che apprendevano e subivano le conseguenze atroci dei tagli alla pubblica istruzione, come lo siamo stati quest'autunno nelle gioiose manifestazioni di ottobre e nei cortei repressi coi manganelli ed i lacrimogeni a dicembre. Il 12 marzo non rappresenta per noi il momento di risveglio ma la continuazione naturale di una battaglia iniziata parecchi anni fa. Iniziata dalle contestazioni al Ministro Berlinguer ed al Ministro Zecchino. In quel tempo solo noi ci accorgevamo che autonomia, scuole paritarie, modelli aziendali erano meccanismi deleteri che avrebbero portato al massacro del sistema formativo pubblico. Qualcuno ci accusava allora perché attaccavamo un Governo di centrosinistra. Avevamo ragione.
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| Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Marzo 2011 19:35 |



