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Scritto da Filippo Ottone   

BCE e il debito pubblico

 

La lettera della BCE al governo italiano ha rinfocolato la propensione ideologica dei datori di lavoro e dei liberisti in genere per un ulteriore ritocco del sistema previdenziale italiano. E' una posizione puramente ideologica in quanto prescinde totalmente dalla realtà dei fatti e dalle cifre contenute nel bilancio dell'INPS, come del resto prescinde dalla valutazione tecnica delle misure adottate negli ultimi anni a correzione della riforma Dini. I recenti dati comunicati dicono che i bilanci relativi ai lavoratori dipendenti, compresi quelli del fondo a gestione separata dei precari, sono in netto attivo e pagano in termini di solidarietà alla rovescia il passivo dei fondi relativi ai lavoratori autonomi e dei dirigenti. L'ultima frontiera di questa ideologia ha adottato lo slogan " se non prolunghiamo la permanenza al lavoro oltre i 65 anni non avremo di che pagare la pensione ai nostri figli". La disonestà intellettuale e politica è evidente dato che i nostri figli, ma anche parte dei nostri fratelli più giovani, andranno in pensione con il sistema retributivo ovvero con una pensione prevedibilmente inferiore almeno del 40% rispetto a quelle attuali.

Se si ragionasse pragmaticamente sui dati si arriverebbe subito ad una soluzione immediatamente praticabile : Mettere in pareggio i fondi pensione dei lavoratori autonomi e dirigenti o aumentando la contribuzione a loro carico o diminuendo le prestazioni previdenziali oppure passandoli tutti e immediatamente al sistema contributivo. Sarebbe però opportuno indagare sul perché questi fondi siano in passivo. Un numero esorbitante di lavoratori autonomi non versa i contributi in relazione ai loro veri guadagni ma solo su una base di 16.000 euro l'anno. Ciò è dovuto a vari motivi tra cui primeggiano le false dichiarazioni dei redditi e l'evasione dell'IVA. L'aspetto sgangheratamente italiota consiste nel fatto che tra le organizzazioni padronali firmatarie del piano di salvezza nazionale dei padroni vi sono, per l'appunto, anche quelle dei lavoratori autonomi.

Vi è anche da notare che il rapporto tra i contributi versati e le prestazioni pensionistiche erogate a questi lavoratori è nettamente migliore di quello dei lavoratori dipendenti.

Un ulteriore prova della disonestà intellettuale e politica dei liberisti nostrani, Sacconi in testa, consiste nell'ignorare che nella lettera della BCE l'indicazione generica di operare risparmi sulle pensioni è messa in relazione alla necessità di istituire un robusto sistema di sostegno economico della disoccupazione, ovviamente questo secondo aspetto è ignorato.

Tutti i ritocchi peggiorativi della riforma Dini hanno avuto quale argomento previsionale il possibile grave passivo nell'anno 2012. Gli ultimi dati comunicati dall'INPS sulla riduzione delle pensioni di anzianità e di quelle di vecchiaia nei primi 8 mesi del 2011 dicono chiaramente che quel pericolo è stato evitato grazie alle misure varate dal governo Prodi e che questa importante riduzione non registra ancora le successive "riforme" introdotte  successivamente.

Dispiace che in questo pantano ci sia finita anche una parte consistente dell'opposizione. Dispiace perché le posizioni accomodanti si basano spesso sull'ignoranza dei fatti, vedi le ultime dichiarazioni televisive ( TV7 01/10/2011) di Di Pietro.

Ci sarebbe da domandarsi se gli altri paesi europei per diminuire la spesa previdenziale abbiano contemporaneamente allungato i tempi di permanenza al lavoro e tagliato la misura delle prestazioni del 40% ovvero se abbiano contemporaneamente riformato il sistema di calcolo passando al contributivo e spostato l'età di pagamento delle pensioni oltre i 65 anni. Confesso che è una domanda retorica dato che la risposta e negativa. In realtà i nostri politici e i nostri economisti , si fa per dire, dovrebbero spiegare che nel nostro paese si è scelto di operare in modo diverso e con misure largamente superiori , nel senso dei tagli, a quelle adottate negli altri paesi.

I nostri riformatori imprenditori, sempre per onestà intellettuale e politica, dovrebbero semplicemente dire che le misure da loro richieste servono per fare cassa immediata al fine o di ridurre il debito pubblico o di liberare risorse dello Stato per aiutare loro ovvero per la famosa ripresa dello sviluppo.

Il problema è che dovrebbero contemporaneamente dire che le tre o quattro manovre degli ultimi mesi non bastano per ridurre il debito pubblico oppure che diabolicamente perseguono nel tragico errore di voler basare ancora lo sviluppo della loro ricchezza, loro dicono del nostro paese, sulla compressione dei salari, dei diritti e dello stato sociale. Non chiedono aiuti per esempio attraverso investimenti sulla ricerca, su aiuti alle imprese che registrano nuovi brevetti, sulle produzioni di alta qualità, su produzioni innovative per il risparmio energetico e l'uso di fonti rinnovabili. Vogliono aiuti per tutti loro e basta. Non si assumo la responsabilità di dire come intendano affrontare la concorrenza internazionale. Si sono tragicamente vannamarchionnizzati.