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Scritto da Roberto Polillo   
Martedì 20 Luglio 2010 12:00

La crisi del sindacalismo medico


Per gli organizzatori lo sciopero della sanità del 19 luglio è stato un successo: avrebbe aderito il 75% dei medici con conseguente blocco degli ospedali e dei servizi e inevitabili disagi per i cittadini. Di segno opposto i dati  del Dipartimento della Funzione pubblica che parla  di una adesione ai minimi storici: ad incrociare il fonendoscopio non più del 5,11% del personale.

Cifre discordanti con la verità che, come al solito,  tenderà ad occupare una posizione mediana. Il punto però non è questo. Lo sciopero è riuscito perché nella società post moderna, in cui nuove forme di potere si aggiungono  a quelli di tipo tradizionali,  la verità è quella che certificano i media, i detentori del potere simbolico. E i media, dal TG1 al TG3 ai maggiori quotidiani, hanno saturato  questo evento di significato, e questo è quel che conta aldilà dei numeri e delle statistiche ministeriali.

Eppure un problema di rappresentanza c’è e non vederlo è come mettere la testa sotto la sabbia.

Chi ha partecipato al presidio davanti a Monte Citorio è rimasto colpito dall’esiguo numero dei presenti e ancora di più dalla composizione antropologica degli scioperanti in camice bianco: i dirigenti nazionali ( molti di loro sulla piazza da decenni), qualche funzionario degli apparati tecnici, qualche vecchia gloria dei tempi che furono e per oltre la metà giornalisti di quotidiani  e televisioni. Totalmente assenti quelli per cui lo sciopero è stato indetto: i precari , i giovani medici, gli specializzandi,  i senza lavoro. In poche parole  tutti gli sconfitti del post-fordismo sanitario.

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Luglio 2010 13:20