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Scritto da Roberto Polillo   
Venerdì 06 Agosto 2010 12:55

Costi standard in sanità

4,3 miliardi di Euro di risparmi per il CERM

La definizione dei costi standard in sanità è il vero nodo  da sciogliere  nella  attuale fase di emanazione dei decreti attuativi della legge 42-2009. Come già avvenuto per i costi standard dei Comuni e delle Province,  il cui decreto è stato recentemente approvato dal CdM, ed in cui  l’approccio metodologico è stato quello di indicare come criterio la quota capitaria ponderata per tenere conto delle  dimensioni  rilevanti sulla cui base tali enti si differenziano  (articolo 4),  è ipotizzabile che anche per la sanità il metodo di calcolo sarà in linea  con tale impostazione.

Il Centro di ricerca indipendente CERM, (Competitività regole e mercato) particolarmente attivo sul fronte della ricerca economico- sanitaria,  ha affrontato tale problematica in un Working paper del 2010 dal titolo “I Numeri del federalismo” Benchmark e standard per la sanità italiana.

Il duplice obiettivo del lavoro è stato quello di

  • costruire “un benchmark composto dalle Regioni a statuto ordinario che, nel corso degli ultimi anni, hanno rispettato la programmazione finanziaria (equilibrio tra risorse dedicate ex-ante e spese ex-post), nel contempo mantenendo elevata la qualità relativa delle prestazioni (misurata dal saldo della  mobilità). La spesa sanitaria considerata è quella di parte corrente del 2009”
  • Definire il livello adeguato di finanziamento delle altre regioni ponendosi la seguente  domanda   “Quale sarebbero le correzioni di spesa da compiersi se le altre Regioni dovessero offrire le prestazioni Lea con la stessa qualità e la stessa efficienza produttiva delle Regioni più virtuose?

Le regioni assunte come  benchmark sono state quelle che rispondevano ai seguenti criteri :

  • essere Regioni a statuto ordinario (per far riferimento alla fiscalità ordinaria ed evitare di scegliere come benchmark Regioni che possono fare affidamento sulle maggiori risorse rivenienti dallo statuto speciale);
  • avere un saldo di mobilità sanitaria in entrata (come indicatore aggregato di qualità delle prestazioni);
  • aver mantenuto, nella media degli ultimi anni, un sostanziale equilibrio tra risorse correnti dedicate al Ssr sulla base del programma di finanziamento  e spesa corrente rilevata a consuntivo

L’ultima condizione  è stata assunta come  criterio  che,  per il CERM,  permette di  considerare i finanziamenti programmati  come fabbisogno finanziario complessivo per implementare i Lea (finanziamento programmato = fabbisogno di spesa).

Le regioni  che hanno soddisfatto tali  condizioni sono state in numero di cinque : Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Umbria e Veneto

Il secondo obiettivo è stato quello di realizzare una standardizzazione della spesa  fissando il fabbisogno finanziario pro/capite per fascia di età come benchmark . Per fare questo  il CERM ha utilizzato la media, per singola fascia di età, dei fabbisogni pro/capite rilevabili in quella stessa fascia nelle regioni precedentemente identificate.

Il fabbisogno pro/capite per fascia di età di ognuna delle Regioni benchmark è stato determinato a partire dalla risorse complessive che nel 2009 sono affluite ai rispettivi Ssr ripartendo poi queste risorse in

  • 5% dedicato alla fascia d’età 0-4,
  • 5% alla fascia 5-64,
  • 90% alla fascia 65+;

e dividendo infine le risorse complessive per fascia età per il numero di persone componenti quella stessa fascia (i cittadini residenti compresi in quella fascia)

Per ognuna delle tre fasce di età,  è stato  calcolato la media dei fabbisogni pro/capite delle cinque Regioni benchmark e questo fabbisogno pro/capite medio per fascia di età è stato conseguentemente ritenuto  applicabile alla struttura demografica delle altre Regioni, per ottenere il fabbisogno standardizzato complessivo e per cittadino residente (il pro/capite complessivo) delle altre Regioni.

Il risultato finale, ottenuto dunque sull’ipotesi  che, fungendo le 5 regioni  da base per il calcolo dello standard, la loro spesa storica (la spesa corrente 2009) coincida con il costo standard è stato il seguente:

“Tre Regioni avrebbero potuto, sulla base della standardizzazione, spendere più di quanto stanziato a programma per il 2009: Molise (9,7 milioni di Euro in più, equivalenti al +1,69% del Fsr), Marche (94,9, +3,33%) e Liguria (303,7, +9,40%).

Tutte le altre Regioni avrebbero, invece, potuto assolvere agli obblighi Lea con minori risorse.

Spiccano i casi delle due Province Autonome di Bolzano e Trento (-31,99% la prima, -20,14% la seconda), seguite da Valle d’Aosta (-16,56%), Campania (-16,35%), Puglia (-10,40%), Sardegna (- 8,96%), Calabria (-8,60%), Sicilia (-6,31%), Veneto (-5,96%), Lazio (-4,35%). Tra queste Regioni, Campania, Sicilia e Lazio erano già coinvolte da piani di rientro dai deficit di bilancio del Ssr, e a queste si è adesso aggiunta anche la Puglia.

Se tutte le Regioni fossero state allineate allo standard, il Fsn di parte corrente del 2009 sarebbe potuto ammontare a 103.221,84 milioni di Euro, con una riduzione superiore al 4% rispetto al Fsn effettivamente stanziato (107.560,45) e una minor spesa assoluta superiore ai 4,3 miliardi di Euro”

Particolarmente rilevante è dunque questo ultimo dato relativo alla riduzione del fabbisogno sanitario ( -4% per un valore di 4,3 miliardi di euro)  se tutte le regioni si allineassero allo standard delle cinque  assunte come   benchmark.

Un risultato peraltro in linea con una precedente ricerca dello stesso CERM del 2009 dal titolo “La spesa sanitaria pubblica: dentro la scatola nera delle differenze regionali” in cui si dimostrava che se tutte le Regioni si posizionassero sulla frontiera efficiente ( in questo caso la regione di riferimento era  stata il Friuli Venezia Giulia) i risparmi aggregati per il 2007 e il 2008 sarebbero potuti essere nell’ordine degli 11 miliardi per anno.

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Agosto 2010 16:12