|
|
|
| Scritto da Roberto Polillo |
| Mercoledì 29 Settembre 2010 10:43 |
Federalismo:il timore dei governatori del sud
Nonostante le rassicurazioni del presidente della commissione paritetica per il federalismo fiscale, Luca Antonini, i governatori delle regioni del centro sud, interessate ai piani di rientro in sanità ( Polverini in testa), hanno chiesto al presidente Errani, di rinviare di una settimana il confronto con il Governo sui decreti attuativi del federalismo fiscale perché troppo impegnati sul fronte spesa sanitaria e ripiani. A poco dunque è valsa l’intervista concessa dallo stesso Antonini al Messaggero del 27 settembre in cui ha detto che ''se si chiarisce come funziona il meccanismo i timori ( dei Governatori del centro sud) si stemperano''.''Il criterio dei costi standard - infatti - e' un criterio molto solidale perché prevede il loro finanziamento integrale''. Non solo, e' possibile che tra le tre regioni benchmark, 'modello' per le altri possa essercene una del Sud, ad esempio la Basilicata che ''ha i conti in ordine''. Inoltre il passaggio dall’attuale finanziamento basato sulla spesa storica ( quota Capitaria corretta) a quello sui costi standard, “ parte dal 2013 e va a regime in cinque anni. C’è tutta la gradualità che serve”. In altri termini il cambio di paradigma dal 1° al 2° sistema avverrà nella misura del 20% per anno per divenire completo solo nel 2013. Ancora incerte sono poi le regioni prescelte per il benchmark. Il nodo sarà sciolto solo a termine del 2011 sulla base dei risultati di bilanci e con una prima selezione delle 5 regioni più virtuose ( sia dal punto di vista della efficienza gestionale che di quella della qualità dei servizi , come certificato dal Ministero della salute) . Poi, con un atto di natura esclusivamente politica, da assumere in sede di Conferenza Stato-Regioni, saranno individuate le tre regioni che materialmente forniranno la base per il calcolo dei costi standard. Costi basati non tanto sul costo unitario di ogni singola voce di spesa ( siringhe, posto letto, ambulatorio, TAC etc) ma sul costo pro capite di ciascuna componente dei LEA ( assistenza ospedaliera, cure primarie, assistenza protesica, farmaceutica etc). La scelta ovviamente non sarà neutra ai fini del risultato complessivo perché l’inserimento di una regione meridionale porterebbe necessariamente e giustamente ad una maggiore flessibilità degli standard da utilizzare. Una scelta auspicabile e indispensabile per non gettare nel caos più completo la maggioranza delle regioni del centro sud e assestare un colpo mortale ai cittadini. Non bisogna mai dimenticare infatti che il processo di riordino dei servizi sanitari delle regioni ora in sostanziale equilibrio economico, si è svolto in un arco trentennale e che tale percorso ha richiesto uno sforzo di programmazione e di implementazione che non può essere compiuto nell’arco di soli due o tre anni. La partita sembra dunque arrivata al suo snodo centrale come del resto ha precisato Bossi che dopo aver tradotto SPQR in 'Sono Porci Questi Romani''' scimmiottando un filmetto di scarse pretese, ha così arringato il popolo leghista ''Il federalismo e' pronto, siamo al dunque, e' messo in cassaforte perché non passa dall'Aula ma in Consiglio dei ministri, dove la Lega conta. Poi ci sarà il passo successivo, il decentramento''. Parole al contrario, poco rassicuranti per le regioni del centro sud che in verità, indifferenti agli avvertimenti, hanno continuato ad accumulare disavanzi da capogiro anche nel 2009. Il timore più che fondato, infatti, è che con l’applicazione dei costi standard saranno messe di fronte alle loro responsabilità senza altra via di uscita se non quella di incrementare ulteriormente e in modo intollerabile il già eccessivamente alto livello di tassazione locale. Una scelta obbligatoria ma per questo non meno drammatica se si considera il peso che la crisi sta esercitando su questa parte del paese e sulla sua economica sempre più fragile e meno competitiva. |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Settembre 2010 10:50 |



